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Spese funebri detraibili: chi può richiederla, quanto si recupera e come fare

Quando viene a mancare una persona cara, il pensiero va all’ultimo saluto, al dolore, alla vicinanza dei familiari. Raramente, in quei momenti, ci si ferma a ragionare sugli aspetti economici. Eppure le spese per un funerale possono essere significative: in Italia un servizio funebre completo può costare facilmente tra i 2.000 e i 10.000 euro, a seconda della città, del tipo di sepoltura e dei servizi scelti.

 

Quello che molti non sanno è che una parte di queste spese si può recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi. La legge italiana, infatti, prevede una detrazione IRPEF del 19% sulle spese funebri, fino a un tetto massimo di 1.550 euro per ciascun decesso. In termini pratici, significa poter ottenere un risparmio fiscale fino a 294,50 euro.

 

Non è una cifra enorme, ma è un diritto che spetta a chi ha sostenuto la spesa e che troppo spesso viene ignorato o dimenticato, soprattutto perché in un momento così delicato nessuno pensa alla dichiarazione dei redditi. Eppure basta conoscere poche regole per non perdere questa agevolazione.

 

La buona notizia è che dal 2016 le regole sono diventate più semplici: non serve più essere parenti del defunto per avere diritto alla detrazione. Chiunque abbia pagato — un figlio, un amico, un convivente — può beneficiarne, a prescindere dal legame con la persona venuta a mancare.

 

In questa guida spieghiamo in modo chiaro e pratico come funziona la detrazione delle spese funebri: chi può richiederla, quali spese rientrano, come inserirle nel modello 730 e quali errori evitare per non perdere il rimborso. Tutto quello che serve sapere, spiegato senza tecnicismi e con esempi concreti.

Cos’è la detrazione spese funerarie

 

La detrazione spese funerarie è un’agevolazione fiscale prevista dall’art. 15 del TUIR (il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, D.P.R. 917/1986). In pratica, consente a chi ha sostenuto i costi di un funerale di recuperare una parte della spesa sotto forma di sconto sull’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

 

Il meccanismo è semplice: si può detrarre il 19% delle spese funebri sostenute, con un limite massimo di spesa fissato a 1.550 euro per ciascun decesso. Questo significa che, anche se il funerale è costato 4.000 o 5.000 euro, la detrazione si calcola comunque solo sui primi 1.550 euro. Il risparmio massimo ottenibile è quindi di 294,50 euro (cioè il 19% di 1.550 euro).

 

È importante chiarire un punto che genera spesso confusione: non si tratta di un rimborso diretto, ma di una riduzione dell’imposta da pagare. In altre parole, l’importo della detrazione viene sottratto dall’IRPEF dovuta al momento della dichiarazione dei redditi. Se ad esempio l’IRPEF da versare è di 3.000 euro e la detrazione spettante è di 294,50 euro, si pagheranno 2.705,50 euro.

 

Il limite di 1.550 euro, inoltre, non è annuale ma si applica per ogni singolo decesso. Questo vuol dire che se nello stesso anno si è sostenuta la spesa per due funerali distinti, il tetto raddoppia: si possono detrarre fino a 3.100 euro complessivi, con un risparmio massimo di 589 euro.

 

Questa agevolazione è in vigore da anni, ma è stata significativamente ampliata nel 2016 con la Legge di Stabilità (L. 208/2015), che ha eliminato l’obbligo di parentela con il defunto e ha arrotondato il tetto di spesa dai precedenti 1.549,37 euro agli attuali 1.550 euro.

A chi spettano le detrazioni spese funebri

 

Questa è una delle domande più frequenti e la risposta, per fortuna, è molto semplice: la detrazione spetta a chiunque abbia effettivamente pagato le spese del funerale. Non importa chi sia: un figlio, un nipote, un amico, un collega, un convivente. L’unica condizione è aver sostenuto la spesa in prima persona.

 

Non è sempre stato così. Fino al 2015, per poter accedere alla detrazione era necessario rientrare tra i soggetti indicati nell’art. 433 del Codice Civile, ovvero avere un legame di parentela con il defunto: coniuge, figli, genitori, suoceri, generi, nuore e fratelli. Chi non rientrava in questo elenco — ad esempio un amico stretto o un convivente non sposato — restava escluso dall’agevolazione, anche se aveva pagato l’intero funerale.

 

Dal 2016, con la Legge di Stabilità (L. 208/2015), questa limitazione è stata eliminata. Oggi il vincolo di parentela non ha più alcuna rilevanza: conta solo chi ha materialmente sostenuto la spesa. Questo è stato confermato dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 7/E del 2021 e ribadito nella Circolare n. 14/E del 2023.

 

Un aspetto importante riguarda il caso in cui più persone contribuiscano alle spese dello stesso funerale. In questa situazione, il tetto di 1.550 euro non si moltiplica, ma viene suddiviso in proporzione a quanto versato da ciascuno.

 

Facciamo un esempio concreto. Un funerale costa 3.000 euro e la spesa viene divisa in parti uguali tra due fratelli, 1.500 euro ciascuno. Il tetto detraibile resta 1.550 euro complessivi, quindi a ciascun fratello spettano 775 euro di base di calcolo. La detrazione per ognuno sarà pari al 19% di 775 euro, cioè 147,25 euro a testa.

 

Per far valere questa ripartizione servono però alcuni accorgimenti pratici. La soluzione più semplice è richiedere all’agenzia funebre una fattura cointestata a tutti i soggetti che hanno partecipato alla spesa. In alternativa, se la fattura è intestata a una sola persona, è necessario che sull’originale venga riportata una dichiarazione di ripartizione della spesa, firmata dall’intestatario e completa dei codici fiscali degli altri contribuenti.

 

Un ultimo chiarimento: la detrazione spetta anche se chi ha pagato non rientra tra gli eredi del defunto. Essere eredi e aver sostenuto le spese funebri sono due cose distinte. Un erede che non ha pagato non ha diritto alla detrazione; una persona estranea alla famiglia che ha pagato, invece, sì.

Quali spese funebri sono detraibili

 

Non tutte le spese legate a un decesso danno diritto alla detrazione. Per capire cosa rientra e cosa no, il principio guida è quello che l’Agenzia delle Entrate chiama criterio di attualità: sono detraibili solo le spese direttamente connesse al funerale e sostenute in occasione dell’evento. Tutto ciò che viene prima o dopo, in linea di massima, resta escluso.

 

Le spese funebri detraibili, come chiarito dalla Circolare n. 7/E del 2021 e dalla Circolare n. 14/E del 2023, comprendono in particolare:

 

  • Compenso dell’agenzia funebre: è la voce principale e include l’onorario per l’organizzazione del servizio, la vestizione della salma, l’allestimento della camera ardente e il coordinamento della cerimonia.
  •  

  • Trasporto della salma: sia dal luogo del decesso alla camera mortuaria, sia verso il cimitero o il crematorio.
  •  

  • Acquisto della bara o del cofano funebre: indipendentemente dal tipo e dalla qualità scelta, purché la spesa sia documentata in fattura.
  •  

  • Spese per la sepoltura o la cremazione: comprese le operazioni cimiteriali connesse, come la tumulazione o l’inumazione, se inserite nella fattura dell’impresa funebre.
  •  

  • Acquisto e posa della lapide: i costi per la lavorazione di marmi e la realizzazione del monumento funebre rientrano tra le spese detraibili.
  •  

  • Annunci funebri e necrologi: sia su stampa cartacea che online.
  •  

  • Addobbi floreali: le spese per i fiori destinati alla cerimonia funebre.

 

È importante ricordare che tutte queste voci concorrono insieme al raggiungimento del tetto massimo di 1.550 euro. Non si tratta di 1.550 euro per ogni voce di spesa, ma di 1.550 euro complessivi per l’intero evento funebre.

 

Ci sono invece alcune spese che non possono essere portate in detrazione, anche se sono legate al decesso:

 

  • Le spese sostenute prima del decesso, come l’acquisto anticipato di un loculo o la stipula di un contratto funebre preventivo. Il criterio di attualità le esclude espressamente.
  •  

  • I costi cimiteriali ricorrenti successivi al funerale, come il canone di concessione del loculo o la manutenzione della tomba negli anni seguenti.
  •  

  • Le spese per servizi accessori non strettamente funerari, come il catering per il rinfresco dopo la cerimonia o gli spostamenti dei familiari per raggiungere il luogo del funerale.

 

Un consiglio pratico: al momento di richiedere la fattura all’agenzia funebre, è utile verificare che tutte le voci detraibili siano chiaramente elencate nel documento. Una fattura dettagliata facilita la compilazione del 730 e riduce il rischio di contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Le regole per ottenere la detrazione spese funebri

 

Avere diritto alla detrazione non basta: per ottenerla concretamente bisogna rispettare alcune regole precise. Può sembrare un dettaglio, ma nella pratica sono proprio gli aspetti burocratici a far perdere l’agevolazione a molte famiglie, anche quando le spese sono state effettivamente sostenute e documentate.

 

Il problema è che spesso ci si concentra — comprensibilmente — sull’organizzazione del funerale e sulla gestione emotiva del momento, rimandando a dopo la parte fiscale. Quando poi arriva il momento di compilare il 730, ci si accorge che manca un documento, che il pagamento è stato fatto in contanti o che la fattura non riporta tutti i dati necessari. A quel punto, recuperare diventa difficile o impossibile.

 

Per questo è importante conoscere le regole fin da subito, idealmente prima ancora di saldare le spese con l’agenzia funebre. Non si tratta di requisiti complicati, ma vanno rispettati tutti: basta che ne manchi uno per perdere il diritto alla detrazione. Vediamo quali sono.

 

Pagamento tracciabile: niente contanti

 

Dal 1° gennaio 2020, con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2020, è obbligatorio che le spese funebri vengano saldate con metodi di pagamento tracciabili. Questo significa che per avere diritto alla detrazione il pagamento deve avvenire tramite:

 

  • Bonifico bancario o postale
  • Carta di credito o di debito
  • Assegno bancario o circolare
  • Pagamento tramite PagoPA

 

Il pagamento in contanti esclude automaticamente dalla detrazione, anche se la spesa è documentata con regolare fattura. Questo è un punto su cui l’Agenzia delle Entrate è molto rigida e non ammette eccezioni.

 

Un chiarimento utile: non è necessario che il conto corrente da cui parte il pagamento sia intestato alla stessa persona che chiede la detrazione. Come precisato dall’Agenzia delle Entrate nelle Risposte n. 397/2019 e n. 431/2019, è sufficiente che il pagamento possa essere ricondotto a chi beneficia della detrazione. Ad esempio, se un figlio paga con la propria carta il funerale per conto della madre che risulta intestataria della fattura, basta una dichiarazione che attesti il pagamento per conto terzi.

 

La documentazione da conservare

 

Per poter inserire le spese funebri detraibili nella dichiarazione dei redditi è indispensabile conservare:

 

  • La fattura dell’agenzia funebre, che deve riportare i dati identificativi di chi ha sostenuto la spesa (nome, cognome e codice fiscale) e del defunto. Senza il codice fiscale del contribuente sulla fattura, la detrazione non è ammessa, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella sezione dedicata alle spese funebri.
  •  

  • La prova del pagamento tracciabile: può essere la ricevuta del POS, la contabile del bonifico, la copia dell’assegno o l’estratto conto bancario. In alternativa, l’Agenzia delle Entrate accetta anche un’annotazione sulla fattura stessa da parte dell’impresa funebre che attesti il pagamento con mezzo tracciabile.

 

Se le spese sono state ripartite tra più persone e la fattura è intestata a un solo soggetto, è necessario che sul documento originale sia riportata una dichiarazione di ripartizione della spesa, firmata dall’intestatario e completa dei codici fiscali di tutti i contribuenti coinvolti.

 

Limiti di reddito

 

Le detrazioni spese funerarie non spettano a tutti nella stessa misura. L’importo della detrazione varia in base al reddito complessivo del contribuente:

 

  • Per redditi fino a 120.000 euro, la detrazione si applica in misura piena, cioè il 19% dell’intera spesa sostenuta (nel limite dei 1.550 euro).
  •  

  • Per redditi tra 120.000 e 240.000 euro, la detrazione decresce progressivamente.
  •  

  • Per redditi superiori a 240.000 euro, la detrazione si azzera completamente.

 

Questa regola, introdotta dal 2020, riguarda la maggior parte delle detrazioni al 19% previste dal TUIR, non solo quelle funebri. Nella pratica, la stragrande maggioranza dei contribuenti italiani rientra nella fascia di reddito che dà diritto alla detrazione piena, quindi questo limite incide solo su una percentuale molto ridotta di casi.

Come inserire le spese funebri detraibili nel 730

 

Una volta raccolte le fatture e le prove di pagamento, il passo successivo è inserire le spese nella dichiarazione dei redditi. La procedura non è complicata, ma è importante sapere esattamente dove e come indicare gli importi per evitare errori.

 

Dove si indicano le spese funebri

 

Le spese funebri vanno inserite nel Quadro E, Sezione I del modello 730, che è quella dedicata alle spese per le quali spetta la detrazione del 19%. Nello specifico, si utilizzano i righi da E8 a E10 con il codice 14, che identifica proprio le spese funebri.

 

Per ogni rigo vanno compilati due campi:

 

  • Colonna 1: va inserito il codice 14.
  •  

  • Colonna 2: va indicato l’importo della spesa effettivamente sostenuta, fino al massimo di 1.550 euro.

 

Se nello stesso anno si sono sostenute spese per più funerali, ogni decesso va indicato in un rigo separato, ciascuno con il proprio importo e sempre con il codice 14.

 

Se la spesa è stata divisa tra più persone

 

Quando le spese funebri sono state ripartite tra più contribuenti, ciascuno deve indicare nel proprio 730 solo la quota effettivamente sostenuta. In particolare, nella compilazione assistita il modello prevede due voci distinte:

 

  • Quota sostenuta: l’importo che il singolo contribuente ha effettivamente pagato.
  •  

  • Importo complessivo: il totale delle spese per quel decesso, comprensivo delle quote pagate da altri.

 

Il sistema calcola automaticamente la detrazione spettante sulla base della quota individuale, nel rispetto del tetto di 1.550 euro complessivi per decesso.

 

Il 730 precompilato: comodo, ma da verificare

 

Chi utilizza il modello 730 precompilato disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate potrebbe trovare le spese funebri già caricate. Questo accade perché le agenzie funebri sono tenute, dal D.M. 13 gennaio 2016, a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati delle fatture emesse in relazione a ogni evento funebre.

 

Tuttavia, i dati precompilati non sono sempre completi. L’obbligo di comunicazione riguarda solo le fatture emesse direttamente dai soggetti che operano nel settore delle pompe funebri. Spese accessorie documentate separatamente — come la lapide acquistata da un marmista o i fiori ordinati a parte — potrebbero non comparire nel precompilato.

 

Il consiglio è quindi di verificare sempre i dati precaricati e, se necessario, integrarli manualmente con tutte le voci detraibili che non risultano inserite. Meglio dedicare qualche minuto in più alla revisione che perdere una parte della detrazione.

 

Quando il pagamento avviene a cavallo di due anni

 

Può capitare che il decesso avvenga negli ultimi giorni dell’anno ma che il saldo delle spese funebri venga effettuato nell’anno successivo. In questo caso, la regola è chiara: la detrazione va inserita nella dichiarazione relativa all’anno in cui è stato effettuato il pagamento, non a quello del decesso.

 

Ad esempio, se il funerale si è svolto a dicembre 2025 ma il pagamento è avvenuto a gennaio 2026, la detrazione andrà indicata nel 730/2027 (relativo ai redditi 2026). Se invece una parte è stata pagata nel 2025 e una parte nel 2026, è possibile ripartire la detrazione su due dichiarazioni diverse, purché il totale non superi mai i 1.550 euro complessivi per quel decesso.

Detrazioni spese funerarie sostenute all’estero

 

Se il decesso è avvenuto all’estero o se il funerale si è svolto fuori dall’Italia, le spese sostenute sono comunque detraibili. La legge non pone limiti geografici: le stesse regole valide per i funerali in Italia si applicano anche a quelli all’estero, a condizione che vengano rispettati tutti i requisiti già visti.

 

In particolare, è necessario che:

 

  • Le spese siano documentate con fatture o ricevute originali emesse dal soggetto che ha fornito il servizio funebre.
  •  

  • Il pagamento sia avvenuto con metodi tracciabili, esattamente come per le spese sostenute in Italia.

 

Il punto in più riguarda la lingua dei documenti. Se le fatture sono redatte in una lingua diversa dall’italiano, serve una traduzione giurata da allegare alla documentazione fiscale. Questo vale per tutte le lingue, con alcune eccezioni.

 

Non è necessaria la traduzione giurata se i documenti sono in una di queste lingue:

 

  • Inglese, francese, tedesco o spagnolo: in questi casi è sufficiente una traduzione libera eseguita e firmata dal contribuente stesso.
  •  

  • Sloveno: ma solo per i contribuenti residenti nel Friuli Venezia Giulia che appartengono alla minoranza linguistica slovena della regione.

 

Per tutte le altre lingue — ad esempio rumeno, arabo, cinese o portoghese — la traduzione deve essere giurata e quindi eseguita da un traduttore ufficiale. È un passaggio in più, ma non impedisce in alcun modo di accedere alla detrazione: basta organizzarsi per tempo prima della scadenza per la presentazione del 730.

 
 

Il Bous Funerale in sintesi

 

Detrazione19% della spesa sostenuta
Tetto massimo di spesa1.550 € per ciascun decesso
Risparmio massimo294,50 €
Chi può richiederlaChiunque abbia effettivamente pagato, anche senza vincolo di parentela
Dove si indicaModello 730, Quadro E, righi E8-E10, codice 14
PagamentoSolo con mezzi tracciabili (bonifico, carta, assegno)
Limiti di redditoDetrazione piena fino a 120.000 €, poi decresce e si azzera a 240.000 €

Riferimenti normativi

 

Per chi volesse approfondire, queste sono le fonti ufficiali su cui si basa l’intera disciplina delle spese funebri detraibili:

 

  • Art. 15, comma 1, lettera d) del TUIR (D.P.R. 917/1986) — la norma primaria che prevede la detrazione del 19% sulle spese funebri.
  •  

  • Legge di Stabilità 2016 (L. 208/2015, comma 954) — ha eliminato l’obbligo di parentela e arrotondato il tetto di spesa a 1.550 euro.
  •  

  • D.M. 13 gennaio 2016 — ha introdotto l’obbligo per le imprese funebri di comunicare i dati delle spese all’Agenzia delle Entrate ai fini della dichiarazione precompilata.
  •  

  • Circolare Agenzia delle Entrate n. 7/E del 2021 — chiarisce i requisiti della detrazione, inclusi tracciabilità, irrilevanza del vincolo di parentela e limite di spesa per decesso.
  •  

  • Circolare Agenzia delle Entrate n. 14/E del 2023 — conferma e aggiorna i principi della circolare precedente.
  •  

  • Risposte Agenzia delle Entrate n. 397/2019 e n. 431/2019 — chiariscono che il pagamento tracciabile non deve necessariamente provenire dal conto intestato a chi chiede la detrazione.

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Di Giacomo Taffo

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