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L’Angelo del Dolore: la famosa e più copiata scultura funebre

L’arte funeraria esiste da sempre, ha attraversato i secoli ed è sopravvissuta all’oblio.

 

Ha camminato di pari passo con il culto dei morti, le pratiche religiose e pagane e, di conseguenza, la cultura della tomba.

 

Nella nostra memoria, tra le opere funerarie più monumentali, ritroviamo le Piramidi egizie, il Taj Mahal indiano e il Mausoleo di Alicarnasso, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico.

 

Eppure, anche se meno imponente, c’è una scultura funebre che per la sua struggente bellezza è diventata famosissima e molto copiata, l’Angelo del Dolore.

L’ANGELO DEL DOLORE ORIGINALE

L’Angelo del Dolore si trova all’interno del Cimitero Acattolico, detto anche “Cimitero degli Inglesi” e “dei poeti e degli artisti”, situato nel quartiere Testaccio a Roma, alle spalle della Piramide Cestia.

Tra le tombe di personaggi illustri come i poeti inglesi Keats e Shelley, Antonio Gramsci, Carlo Emilio Gadda e Amelia Rosselli e, gli ultimi, ma solo in ordine temporale, Andrea Camilleri e Gigi Proietti, ce n’è una su cui è posta la scultura più bella e famosa del cimitero.

Creato come monumento funebre da William Wetmore Story per la tomba della moglie Emelyn, che già ospitava le spoglie del loro figlio, morto all’età di sei anni.

Infatti, adagiato sulla tomba della moglie di colui che l’ha creato, l’Angelo del Dolore piange l’amore perduto.

La scultura di marmo e pietra prende le forme di un angelo completamente abbandonato, con le ali raccolte e il volto coperto, dilaniato dal dolore.

Un’immagine che contrasta con le consuete figure di angelo presenti nei cimiteri, che rappresentano invece il sostegno e la guida per chi lascia questo mondo e per chi resta privo dei propri affetti.

Ecco perché la forza espressiva di questa scultura appare ancora più intensa.

Nel corso degli anni, l’Angelo del Dolore è  stato duplicato in numerose versioni e sue copie sono sparse in tutto il mondo, trasformandolo così nella pietra tombale più famosa.

Il quotidiano inglese “The Gardian” l’ha definito “una delle immagini più copiate al mondo”.

Eppure, l’unico e vero Angelo del Dolore lo si può ammirare che veglia sopra la tomba di Story, della moglie e del figlioletto, presso il Cimitero Acattolico di Roma.

Tutta la sua perfezione e bellezza esprimono il sentimento malinconico della perdita, tra il candido marmo e l’armonia delle sue forme.


L’AUTORE DELL’ANGELO DEL DOLORE E LA SUA STORIA

La vita di William Wetmore Story è molto suggestiva.

Nato nel 1819 in una cittadina del Massachusetts da Joseph Story, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Seguì le orme paterne, laureandosi in Legge e intraprendendo la carriera di avvocato, pur sentendo una forte passione per il mondo dell’arte.

Alla morte del padre, gli fu commissionata una statua commemorativa in sua memoria, lavoro che decise di accettare a una sola condizione: poter venire in Italia per studiare l’arte scultorea.

E così fu.

Si stabilì a Roma con la moglie e, tranne il periodo in cui tornò negli Stati Uniti per realizzare il monumento alla memoria del padre, vissero gran parte della loro vita in Italia, dedicandosi completamente alla scultura e all’arte.

Nel 1894, alla morte della moglie, Story, ormai 78enne, inizia a scolpire il monumento che passò alla storia come l’Angelo del Dolore (o Angel of Grief) ed egli stesso dichiarò che la scultura:

rappresenta l’angelo del dolore, in completo abbandono, che si getta con le ali cadenti e la faccia nascosta su un altare funerario. Rappresenta ciò che sento. Rappresenta la prostrazione. Eppure farlo mi dà conforto“.

 

L’opera fu terminata l’anno seguente, nel 1895, e poco tempo dopo anche il suo autore morì e venne sepolto sotto l’abbraccio sconsolato dell’angelo.

Anche su questo aspetto, esiste un aneddoto che alimenta ancora di più la tristezza legata a questa scultura.

Nell’incidere la data della morte di Emelyn, Story ha scritto 1895, anziché 1894, un piccolo errore.

La stranezza è che l’anno 1985 coincide, oltre che con l’anno di realizzazione della sua ultima e suggestiva opera, anche con l’anno della morte dello scultore.

L’ANGELO DEL DOLORE RIPRODOTTO NON SOLO NELLA SCULTURA

La riproduzione più famosa dell’Angelo del Dolore si trova nel campus dell’Università di Stanford, in California.

La presenza della statua nella prestigiosa università contribuì moltissimo alla sua conoscenza e diffusione negli Stati Uniti e nel mondo, dal Canada al Costa Rica, dal Lussemburgo a Cardiff, raggiungendo oltre le 40 copie.

Ma l’Angelo del Dolore non venne ripreso solo nel mondo della scultura.

L’immagine fu utilizzata anche come copertina di numerosi album musicali, come, ad esempio, “Once” dej Nightwish, disco d’oro in Norvegia nel 2004 e venduto in centinaia di copie ovunque.

Appare anche sulla copertina del disco degli Evanescence del 1998, Evanescence LP e, prima ancora, nel 1995, sul terzo album dei The Tea Party, The Edges of Twilight.

Di Taffo Onoranze Funebri

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