Top

Letture per funerale: il ricordo nell’ultimo saluto

Nell’organizzare un funerale, sono davvero tanti gli aspetti a cui prestare attenzione.

 

Attenzione che non sempre riesce a mantenersi lucida e costante considerando il dolore che prende il sopravvento man mano che assimiliamo la consapevolezza della perdita.

 

Alcune incombenze si possono demandare ai familiari più stretti o agli amici più cari, altre saranno alleggerite dal lavoro dell’agenzia di Pompe Funebri che supporterà gran parte degli aspetti pratici.

 

Altre potremmo anche decidere di non svolgerle, come la scelta delle letture per il funerale e sarà il celebrante a occuparsene.

 

Eppure, consigliamo di ritagliarsi un po’ di tempo per trovare le parole più adatte a rendere l’ultimo saluto al nostro caro defunto e a trasmettere il ricordo più dolce a quanti partecipano al nostro dolore per la perdita.

 

Il momento dedicato alle letture durante la cerimonia funebre è il più toccante e scegliere quelle che più si avvicinano al ricordo della persona scomparsa o meglio ne descrivono la sua vita è un ulteriore gesto d’amore e di riconoscenza, un modo intimo per omaggiarne la memoria.

 

In base al tipo di rito funebre, laico o religioso, vi possiamo suggerire alcune letture per il funerale dalle quali scegliere quella più opportuna oppure prendere spunto per creare un testo personale da dedicare.

LETTURE PER FUNERALE CATTOLICO

Nella scelta delle letture per il funerale in Chiesa, potrete di sicuro farvi consigliare dal parroco che vi guiderà tra quelle più indicate.

Noi, nel tentativo di essere utili, vi proponiamo di seguito i testi più utilizzati, che rimandando ai concetti della resurrezione e dell’amore potranno essere di conforto.

Durante la cerimonia funebre con il rito cattolico, i momenti dedicati sono generalmente tre e sono la Prima Lettura, il Salmo e il Vangelo.

PER LA PRIMA LETTURA

Dal libro della Sapienza (3,1-9)

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà.

Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.

Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità.

In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto.

Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là.

Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro.

Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.

 

Dal libro della Sapienza (4,7-17)

Il giusto, anche se muore prematuramente, si troverà in un luogo di riposo.

Vecchiaia veneranda non è quella longeva, né si misura con il numero degli anni; ma canizie per gli uomini è la saggezza, età senile è una vita senza macchia.

Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e, poiché viveva fra peccatori, fu portato altrove.

Fu rapito, perché la malvagità non alterasse la sua intelligenza o l’inganno non seducesse la sua anima, poiché il fascino delle cose frivole oscura tutto ciò che è bello e il turbine della passione perverte un animo senza malizia.

Giunto in breve alla perfezione, ha conseguito la pienezza di tutta una vita.

La sua anima era gradita al Signore, perciò si affrettò a uscire dalla malvagità.

La gente vide ma non capì, non ha riflettuto su un fatto così importante: grazia e misericordia sono per i suoi eletti e protezione per i suoi santi. Il giusto, da morto, condannerà gli empi ancora in vita; una giovinezza, giunta in breve alla conclusione, condannerà gli empi, pur carichi di anni. Infatti vedranno la fine del saggio, ma non capiranno ciò che Dio aveva deciso a suo riguardo né per quale scopo il Signore l’aveva posto al sicuro.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5, 5-11)

Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.

Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione.

I SALMI

Salmo 23

Il Signore è il mio pastore: nulla mi manca.

Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli,

mi guida lungo le acque calme.

Egli mi ristora l’anima,

mi conduce per sentieri di giustizia,

per amore del suo nome.

Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte,

io non temerei alcun male,

perché tu sei con me;

il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.

Per me tu imbandisci la tavola,

sotto gli occhi dei miei nemici;

cospargi di olio il mio capo;

la mia coppa trabocca.

Certo, beni e bontà m’accompagneranno

tutti i giorni della mia vita;

e io abiterò nella casa del Signore

per lunghi giorni.

 

Salmo 24

Accoglimi, Signore: in te ho posto la mia speranza.

Ricòrdati, Signore, del tuo amore,

della tua fedeltà che è da sempre.

Ricòrdati di me nella tua misericordia,

per la tua bontà, Signore.

Allèvia le angosce del mio cuore,

liberami dagli affanni.

Vedi la mia miseria e la mia pena

e perdona tutti i miei peccati. R.

Proteggimi, dammi salvezza;

al tuo riparo io non sia deluso.

Mi proteggano integrità e rettitudine,

perché in te ho sperato.

 

Salmo 142

Ascoltami, Signore, Dio dei viventi.

Signore, ascolta la mia preghiera, porgi l’orecchio alla mia supplica, tu che sei fedele, e per la tua giustizia rispondimi.

Non chiamare in giudizio il tuo servo: nessun vivente davanti a te è giusto.

Ricordo i giorni antichi, ripenso a tutte le tue opere, medito sui tuoi prodigi.

A te protendo le mie mani, sono davanti a te come terra riarsa.

Rispondimi presto, Signore, viene meno il mio spirito.

Non nascondermi il tuo volto, perché non sia come chi scende nella fossa.

Al mattino fammi sentire la tua grazia, poiché in te confido.

Insegnami a compiere il tuo volere, perché sei tu il mio Dio.

Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana.

DAL VANGELO

La parabola del chicco di grano (Gv 12, 23-28)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».

Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».

Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 

Le Beatitudini

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.

Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

 

La resurrezione di Lazzaro (Gv 11, 17-27)

Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi, e molti Giudei erano andati da Marta e Maria per consolarle del loro fratello.

Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa. 

Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà».

Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno».

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?»  Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».

LETTURE PER UN FUNERALE LAICO

Per un funerale laico, gli spunti da cui trarre ispirazione sono tanti.

In questi casi, la cosa migliore è farsi guidare dai ricordi della persona scomparsa e trovare così un testo che possa esprimere la personalità e i tratti più peculiari di chi ci ha lasciato.

Si può scrivere di proprio pugno un commiato raccontando aneddoti significativi o particolarmente descrittivi di chi ci ha lasciato.

Possiamo anche prendere in prestito pagine di libri, poesie, testi di canzoni e scritti vari che in qualche modo ci ricordano o ci fanno sentire la sua presenza anche nell’irrimediabile assenza.

Di seguito proponiamo qualche scritto da poter utilizzare come lettura al funerale oppure da cui lasciarsi ispirare.

 

La morte non è niente di Henry Scott Holland

La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.

Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.

Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.

Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.

Rassicurati, va tutto bene.

Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.

Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

 

Funeral Blues di W. H. Auden

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,

fate tacere il cane con un osso succulento,

chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato

portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino aeroplani lamentosi lassù

e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,

allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,

i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,

la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,

il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;

pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.

Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;

imballate la luna, smontate pure il sole;

svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;

perché ormai più nulla può giovare.

“Se muoi sopravvivimi” di Pablo Neruda

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura

se tu risvegli la furia del pallido e del freddo,

da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,

da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso né i tuoi passi,

non voglio che muoia la tua eredità di gioia,

non bussare al mio petto, sono assente.

Vivi nella mia assenza come in una casa.

È una casa sì grande l’assenza

che entrerai in essa attraverso i muri

e appenderai i quadri nell’aria.

E’ una casa sì trasparente l’assenza

che senza vita io ti vedrò vivere

e se soffri, amor mio, morirò nuovamente.

 

“Tu, quanto tempo hai?” di Roberto Vecchioni

Ci sono foglie che si aggrappano ai rami
Perché non vogliono cadere mai
Ci sono stelle che si aggrappano al cielo
Perché si accorgono di finire, sai
Ci sono ubriachi che stringono il bicchiere
Perché è sempre l’ultimo che fa paura
Ci sono uccelli che sentono lo sparo
E contano quanto gli resta ancora

Ed è soltanto una questione di tempo
Quello che serve a salvare un uomo
Il cielo quando è in attesa di un lampo
Una chitarra che aspetta un suono
Una ragazza col cuore in gola
Perché il suo amore non può finire
Il tempo prima della parola
Che non avresti mai voluto dire

E tu, quanto tempo hai?
Tu, quanto amore hai?
Io non ti perdo mai
Ti aspetto al fondo
Di questa strada, sai
Tu, quanto tempo hai?
Quanto tempo hai?
Quanto amore hai?

Ci son ragazzi che chiudono gli occhi
E si distruggono in un altro tempo
Ma d’altra parte ci sono vecchi
Che darebbero tutto per un momento
Ci sono lettere che non arrivano
Baci che restano immaginari
Ci sono treni che si stanno chiedendo
Quando finiscono i binari

E ci sono poeti che chiedono a Dio
Un altro giorno per dire qualcosa
E giardinieri sdraiati di notte
Col naso sul gambo di una rosa
Ci sono bambini che aspettano quando
Verranno per spegnergli la luce
E uomini che hanno sfidato il tempo
Perché qualcuno fosse felice

E tu, quanto tempo hai?
Tu, quanto amore hai?
Basta solo sapere questo, sai
Conta solo questo, sai

Tu, quanto tempo hai?
Tu, quanto amore hai?
Non è niente
Non è successo niente, sai
Dimmi solo se ti ho perso
O non ti ho perso mai
Tu, quanto tempo hai?
Quanto tempo hai?
Quanto amore hai?

Di Taffo Onoranze Funebri

CONDIVIDI!

CONTATTI

Taffo Onoranze Funebri è presente sul territorio di Roma e L’Aquila con personale specializzato e sempre disponibile.

 

Visita la pagina contatti per avere tutte le informazioni aziendali.

© 2022 Taffo Onoranze Funebri di Atlante società cooperativa sociale
- All Rights Reserved
- Privacy Policy
- Cookie Policy
- P.IVA: 01965640665
- Sede Legale: S.S. Località Boschetto di Pile SNC
- 67100 L'Aquila
- E-mail: [email protected]
- PEC: [email protected]
- C.Univoco: SUBM70N

Powered by