Mi è ricapitato sotto mano per caso, il video. Uno in ufficio, non dico chi, mi ha chiesto “ma tu la citi ancora quella cosa del numero di telefono”, e io lì per lì non ricordavo nemmeno bene cosa avevo detto sul palco. Marketing Forum, Performance Strategies, ottobre 2018. Milano. Sala piena, e io che parlavo di instant marketing con dietro le spalle il logo di Taffo, grande, e la gente che mi guardava con una faccia tipo “ok, vediamo cosa vuole questo qui”.
Non lo riguardavo da anni, il video. Alla fine me lo sono visto tutto, caffè in mano, e mi sono pure fatto due risate, cosa che detta così suona patetica ma tant’è. Poi, visto che il mese scorso abbiamo aperto un nuovo canale YouTube, ho pensato di ricaricarlo lì. Mi sembrava giusto, per chi non l’ha mai visto, e anche perché a distanza di otto anni certe cose le rileggi con occhi diversi, come sto facendo adesso in questo articolo.
Cosa rifarei
L’idea di puntare sull’instant marketing, quella la rifarei uguale, senza pensarci due volte. Non nasce dal nulla, tra l’altro, e non ho mai fatto mistero di dove l’ho presa: guardavo Ceres, il modo in cui prendevano una notizia qualunque del giorno e ci infilavano dentro la birra, con quel tono lì. Ho pensato “questo stile funziona, posso prenderlo e adattarlo al nostro mondo”. Al posto della birra ci ho messo la morte, che detta così sembra una follia, ma nella pratica ha funzionato allo stesso modo.
Poi c’è il numero 313131. Questa, se devo essere sincero, resta probabilmente la mia idea migliore in assoluto, e la rifarei esattamente identica. A L’Aquila i numeri di telefono iniziano quasi tutti per 31, quindi bastava prendere 313131 e chiunque, anche senza saperlo a memoria, se lo ritrovava già familiare in testa. Nel video la racconto come una cosa quasi ovvia, in 50 secondi, e detta così sembra la solita furbata. Non lo era per niente, mi rivedo e penso che l’ho un po’ liquidata troppo in fretta sul palco. Se uno deve chiamarti nel momento peggiore della sua vita, quel numero deve restargli in testa anche quando è tranquillo e sta scrollando Facebook senza pensarci.
Cosa non rifarei
C’è una cosa che dicevo in quell’intervento con una sicurezza che oggi mi fa un po’ sorridere, ossia che avevo fatto tutto a costo zero, da solo. Era vero. Sono partito praticamente senza soldi, per via di problemi aziendali che magari un giorno racconterò meglio in un altro articolo, e mi sono inventato tutto con quello che avevo, che era poco.
Col senno di poi, però, oggi la penso diversamente. Nel marketing, alla fine, i soldi servono. E se vuoi intercettare la domanda consapevole, quella di chi sta già cercando una soluzione in quel momento, devi lavorarci sopra sui motori di ricerca e ormai anche sull’AI. Sui motori di ricerca servono investimenti veri, campagne ppc che nel nostro settore costano care, ma restano ancora oggi le uniche che portano davvero clienti, anche con tutta la rivoluzione che sta portando l’intelligenza artificiale. Chi ha un lutto in casa, se non ha già un punto di riferimento in testa (vedi 313131), cerca su Google. Specialmente nelle grandi città, a Roma per esempio, dove nessuno conosce l’agenzia funebre del quartiere come succede da noi.
Quindi sì, aggiusto il tiro rispetto a quello che dicevo allora, forse ero stato troppo drastico. A me è andata bene con pochissimo, ma conosco tante aziende che puntano solo sui social nei primi anni e finiscono per bruciare budget senza portare a casa nulla.
E poi c’è un’altra cosa, più personale. È vero che lavoravo praticamente da solo, e va bene così, ma quella scelta col tempo mi si è ritorta contro. Quando ci siamo separati dagli altri, loro hanno affidato la comunicazione a un’agenzia di marketing vera e propria, e lì la partita è cambiata: io da solo non ho retto il confronto.
Quello su cui non ho mai avuto dubbi
Con tutti i conti che si possono fare col senno del poi, sui costi, sull’agenzia, sulle Ads, c’è una cosa su cui non ho mai avuto un dubbio, nemmeno per un secondo: rifarei di nuovo la scelta di ridere della morte. Tutta. Da capo. Anche sapendo quello che so adesso.
In fondo il nostro mestiere resta uno dei pochi dove il cliente arriva davvero solo una volta nella vita, e forse è anche per questo che ci tengo così tanto a farlo sorridere almeno all’ingresso, prima che debba occuparsi del resto.