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Funerale buddista: riti e tradizioni

Il funerale buddista è ricco di momenti rituali, alcuni dei quali non possono essere svolti in Italia perché in contrasto con le norme che regolamentano le funzioni funebri.

 

Da qualche anno, si è però raggiunto un accordo tra lo Stato e l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG), siglato con la Legge n. 130 del 28 Giugno 2016, grazie al quale oggi è possibile ricevere un funerale buddista in Italia.

 

L’articolo 9 della legge, entrata in vigore il 30 luglio 2016, recita che:

  1. Agli appartenenti all’IBISG è assicurato il rispetto delle regole della propria tradizione per quanto riguarda il trattamento delle salme, in conformità alle norme vigenti in materia.

  2. Possono essere previste nei cimiteri aree riservate ai sensi della normativa vigente.

  3. La dichiarazione individuale rilasciata all’IBISG dai suoi appartenenti di voler essere cremato è equiparata alle dichiarazioni ritenute valide, dalle leggi vigenti, ai fini delle autorizzazioni alla cremazione.

 

Ogni religione ha i propri riti funebri e la possibilità di poterli onorare in qualsiasi paese è sicuramente un segno di civiltà e di rispetto.

 

Se poi si riflette sul fatto che il Buddismo rappresenta una delle religioni più antiche e diffuse al mondo e nel nostro Paese è il culto più praticato dopo il Cristianesimo e l’Islam, si comprende quanto importante sia avere la possibilità di poterne seguire, entro i limiti imposti dalla legge, i dettami anche per quanto riguarda i funerali.

 

I RITUALI DEL FUNERALE BUDDISTA

Il funerale buddista è ricco di momenti rituali, dalla vestizione della salma alla veglia funebre, dal rito vero e proprio alla sepoltura.

Per ognuno di questi passaggi, ci sono precetti e usi che possono cambiare in base alla scuola di pensiero che il fedele buddista ha abbracciato.

Il buddismo è infatti un movimento molto dinamico, che ha visto nel corso degli anni la nascita e lo sviluppo di diverse correnti di pensiero che, pur richiamandosi agli insegnamenti del Buddha, presentano propri tratti distinti anche nello svolgimento dei funerali.

Di fondo, però, in tutte le diverse sfaccettature del Buddismo, il rito funebre è guidato dalla concezione della morte come trasformazione di energia.

Per il buddismo, infatti, la morte non è la fine, ma rappresenta la fase iniziale di un altro ciclo, che si trasforma in qualcosa di più consapevole e profondo.

ABBANDONO DELLA DIMENSIONE TERRENA

Secondo il classico protocollo buddista, la salma del defunto, appena dopo la morte, deve essere esposta al sole per un periodo che dalle 48 alle 72 ore.

Questo tempo, durante il quale la salma resta da sola e in un clima di quiete, serve per consentire all’anima di abbandonare il corpo prima che venga disposto nella bara.

Ciò è impossibile da realizzare in Italia, in quanto, anche se non è indicato un limite temporale preciso sulla chiusura della bara, stabilito dai regolamenti della Polizia Mortuaria dei Comuni sulla base delle caratteristiche climatiche territoriali, lasciare il corpo al sole significa andare incontro a una decomposizione più veloce.

In genere, il compromesso che si adotta è quello di lasciare la salma per un periodo più breve all’interno di una bara refrigerata.

 

PREPARAZIONE DELLA SALMA

La preparazione della salma è lasciata alle cure del sogiya, ossia un religioso o un monaco buddista esperto di questa fase, che si occuperà della detersione e della vestizione secondo le tradizioni buddiste.

Tra queste, una molto antica vuole che colui che si occupa della preparazione della salma, accarezzi il capo del defunto così la facilitare la fuoruscita dello spirito da questa parte nobile del corpo, garantendo un migliore trapasso alla nuova vita.

Dopo essere lavato accuratamente, il corpo viene sistemato in posizione fetale o dormiente, a richiamare la raffigurazione del Buddha con le mani giunte sotto la guancia destra.

Non sono previsti abiti particolari per la vestizione della salma, che generalmente si copre con un lenzuolo bianco.

In Giappone, si è soliti vestire il defunto con il classico abito dei pellegrini, un kimono bianco chiamato “shinishozoku”.

Nel rispetto di un’antica credenza, spesso sul petto o comunque accanto alla salma viene lasciato un coltello per permettere al defunto di difendersi dagli spiriti maligni.

VEGLIA FUNEBRE

Per la veglia funebre si allestisce la stanza con ceri profumati e incenso, che i familiari si occuperanno di mantenere per tutta la durata.

Generalmente la veglia dura un’intera notte, infatti in Giappone questa fase del rito funebre buddista è chiamata ‘tsuya’, che significa appunto “passare la notte”.

Durante la veglia, un monaco reciterà preghiere e invocazioni e parenti e amici potranno fare offerte di incenso e dare l’ultimo saluto al defunto.

Si possono lasciare anche offerte in denaro, avendo cura di inserirle in una busta legata con dei nastri bianchi e neri ed evitando di mettere banconote nuove.

Al termine della veglia, il corpo viene posizionato nel feretro, che si preferisce sia in legno di cipresso e non verniciato.

Accanto al defunto si depone il particolare rosario buddista composta da 108 perline, che simboleggiano il numero dei Mantra tradizionali, e in alcuni casi due bamboline.

LA CERIMONIA FUNEBRE BUDDISTA

Il rito viene di solito officiato da un monaco buddista, ma potrebbe anche essere celebrato da un laico praticante del Buddismo.

Nella sala si posiziona accanto al feretro una statua del Buddha e si continua a bruciare bacchette di incenso profumato.

L’incenso, infatti, riveste la funzione spirituale di elevare lo spirito a uno stato di beatitudine.

La cerimonia prevede la lettura di preghiere e testi sacri seguendo una liturgia ben precisa, che inizia con l’invito a sedersi da parte dell’officiante con le seguenti parole:

“il Buddha dice: tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine e tutti gli esseri animati debbono morire. La causa della morte è la nascita. Questa morte nel nostro cuore causa dolore, ma tale sofferenza è comune a tutto il genere umano ed il Buddha ci ha dato la parabola del kisaqotami ed il seme di senape”.

 

La parabola citata narra che Buddha, in risposta alla disperazione di una madre che aveva appena perso il figlio, le promette il miracolo della guarigione se questa riuscirà a portargli un seme di senape nato e cresciuto in un luogo dove mai nessuno fosse stato colto dalla morte.

L’impossibilità di realizzare l’impresa servirà a farle capire che il dolore e la morte sono comuni a tutti e che possono essere superati intraprendendo il cammino della saggezza, che conduce alla liberazione dagli affanni.

La cerimonia si conclude con un colpo di gong e l’ultima benedizione al defunto da parte del ministro di culto prima della cremazione.

LA CREMAZIONE

Anche se non esiste una determinata regola, rappresentando il corpo solo l’involucro esterno, la cremazione sembra essere la scelta naturale per i fedeli buddisti.

Ricordiamo che in Italia, affinché ciò sia possibile, è necessario che questa scelta sia certificata da una dichiarazione scritta del defunto rilasciata presso enti riconosciuti, che nel caso dei fedeli buddisti può essere l’Istituto Buddhista Italiano Soka Gakkai.

Non si possono disperdere le ceneri del defunto, che saranno conservate in particolari urne e custodite in cappelle funerarie.

Di Taffo Onoranze Funebri

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