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Come è nata la comunicazione di Taffo

Qualche giorno fa mi è capitato di rivedere una vecchia intervista rilasciata ormai quasi dieci anni fa, durante l’Internet Festival del 2017. In quell’occasione mi venne chiesto come fosse nata la comunicazione di Taffo Onoranze Funebri, una comunicazione che, all’epoca, aveva già iniziato a far parlare di sé e che nel tempo sarebbe diventata un vero e proprio caso di studio.

 

Riguardare oggi quelle immagini mi ha fatto un certo effetto. In pochi minuti raccontavo l’intuizione che aveva dato origine a tutto, ma mi sono anche reso conto di una cosa: in tutti questi anni non avevo mai spiegato davvero, sul blog di Taffo, come fosse nata quella scelta e cosa ci fosse dietro.

 

Per questo motivo ho deciso di recuperare quello spezzone e pubblicarlo sul nuovo canale YouTube di Taffo Onoranze Funebri, così da conservarne una testimonianza e renderlo disponibile anche a chi non lo aveva mai visto. Per chi fosse interessato, lascio il video qui sotto.

 

 

Oggi, invece, voglio raccontare quella storia con maggiore calma. Non la versione sintetica di un’intervista, ma il percorso che mi ha portato a prendere una decisione che, nel bene e nel male, ha cambiato completamente il modo di comunicare nel nostro settore.

Il settore prima del cambiamento

Quando ho iniziato a riflettere sulla comunicazione di Taffo, il settore delle onoranze funebri era molto diverso da quello che conosciamo oggi.

Le imprese funebri comunicavano quasi tutte nello stesso modo: pubblicità tradizionale, messaggi formali e istituzionali, manifesti, inserzioni sui giornali locali e pochissima presenza online. La comunicazione era spesso limitata alla presentazione dei servizi offerti, senza una vera identità riconoscibile e senza il tentativo di costruire un rapporto con le persone al di fuori del momento del bisogno.

Era un settore estremamente legato alle consuetudini, nel quale comunicare in maniera diversa poteva essere percepito come rischioso o addirittura inopportuno. La morte veniva considerata un argomento di cui parlare il meno possibilee l’idea stessa di utilizzare un linguaggio più diretto, contemporaneo o creativo sembrava difficilmente compatibile con la serietà del lavoro svolto.

Anche dal punto di vista digitale la situazione era ancora molto arretrata. Internet stava già modificando il modo in cui le persone cercavano informazioni, sceglievano aziende e si rapportavano con i marchi, ma il nostro settore sembrava completamente estraneo a questa trasformazione. Molte imprese non avevano un sito internet oppure disponevano di pagine molto semplici, utilizzate soltanto come una sorta di biglietto da visita online. I social network, invece, erano quasi del tutto assenti.

La convinzione diffusa era che un’impresa funebre dovesse comunicare soltanto quando una famiglia aveva bisogno dei suoi servizi. Io, invece, pensavo che fosse possibile costruire nel tempo una presenza riconoscibile, capace di far conoscere il nome Taffo anche prima che si presentasse una necessità concreta.

Ero convinto che si potesse raccontare un’impresa funebre in maniera diversa, senza perdere professionalità e senza mancare di rispetto alle famiglie. Il vero problema non era stabilire se fosse possibile comunicare, ma trovare un linguaggio adatto a un settore così delicato.

Proprio l’assenza di una comunicazione moderna rappresentava, secondo me, una grande opportunità. In un mercato nel quale tutti utilizzavano gli stessi toni e gli stessi strumenti, riuscire a costruire un’identità distinta avrebbe permesso a Taffo di emergere e di essere ricordata.

L’intuizione

L’idea nacque osservando quello che stava accadendo nel mondo della comunicazione digitale. In quegli anni l’instant marketing iniziava a prendere piede e molte aziende riuscivano a inserirsi nelle conversazioni del momento con contenuti creativi, tempestivi e capaci di attirare immediatamente l’attenzione del pubblico.

Mi chiesi se fosse possibile fare qualcosa di simile anche nel nostro settore, pur trattando un tema molto più delicato rispetto a quello affrontato dalla maggior parte dei marchi. La risposta fu sì, a condizione di trovare il giusto equilibrio tra efficacia comunicativa e rispetto.

Il filo conduttore era evidente: la morte è l’unica certezza della vita e, in qualche modo, è presente in moltissimi fatti di cronaca e di attualità. Questo permetteva di collegare la comunicazione di Taffo a temi già al centro dell’attenzione, utilizzando un linguaggio immediato e riconoscibile.

L’obiettivo, però, non era sfruttare gli eventi per creare polemiche o ottenere visibilità a ogni costo. Volevo costruire una comunicazione coerente e riconoscibile, capace di far entrare Taffo nella mente delle persone e di distinguere il marchio da tutte le altre imprese del settore.

L’ironia e il rispetto

Questo è probabilmente l’aspetto che più spesso viene frainteso.

La nostra intenzione non è mai stata quella di prendere in giro la morte o il dolore delle persone. Sarebbe stato profondamente sbagliato e completamente distante dai valori con cui Taffo ha sempre svolto il proprio lavoro.

L’ironia è sempre stata utilizzata come uno strumento per alleggerire un argomento che, culturalmente, viene vissuto come un tabù. Un modo per parlarne con un linguaggio diverso, più diretto e accessibile, senza però perdere di vista la delicatezza del tema.

Il confine era sottile e richiedeva molta attenzione. Ogni contenuto doveva riuscire a essere efficace senza diventare offensivo, mantenendo sempre il massimo rispetto per chi stava affrontando un lutto o un momento di sofferenza.

Credo che proprio questo equilibrio tra ironia e rispetto abbia rappresentato la vera chiave del successo della nostra comunicazione.

Le prime critiche ricevute

Naturalmente non sono mancate le critiche. Anzi, nei primi tempi gli hater erano molti più di oggi.

Molti non avevano ancora compreso il senso di quella comunicazione e interpretavano l’ironia come una mancanza di rispetto. Io, però, ho sempre cercato di leggere con attenzione anche i commenti più critici, perché spesso dietro una reazione negativa si nascondeva semplicemente la difficoltà ad accettare un linguaggio completamente nuovo per il nostro settore.

Le prime perplessità arrivarono anche da mio padre, Angelo. All’epoca era molto più legato alla tradizione e non era del tutto convinto della strada che avevo deciso di intraprendere. Guardava quella comunicazione con una certa prudenza, perché temeva che potesse essere fraintesa o risultare troppo distante dal modo in cui le imprese funebri avevano sempre comunicato.

Era una reazione comprensibile. Stavamo rompendo schemi consolidati in un settore particolarmente delicato e nessuno poteva sapere con certezza quale sarebbe stata la risposta delle persone.

Le critiche, se affrontate con intelligenza, possono aiutare a migliorare. Mi hanno permesso di capire dove correggere il tiro e come comunicare con maggiore equilibrio, senza rinunciare alla nostra identità.

Con il passare del tempo molte di quelle persone hanno cambiato idea, comprendendo che il nostro obiettivo non era banalizzare la morte, ma affrontarla con un linguaggio diverso. Anche mio padre si è ricreduto quando ha iniziato a vedere i risultati concreti ottenuti dall’azienda e ha capito che quella scelta non stava danneggiando Taffo, ma la stava rendendo più riconoscibile e più forte.

I risultati

I risultati sono arrivati molto prima di quanto immaginassi.

La notorietà del marchio è cresciuta rapidamente e Taffo ha iniziato a essere conosciuta ben oltre il territorio in cui operava. La comunicazione aveva reso il nome dell’azienda riconoscibile, distinguendolo nettamente da quello delle altre imprese del settore.

Anche il lavoro è aumentato in maniera significativa. Nell’intervista raccontavo che, nel giro di pochi anni, avevamo addirittura raddoppiato il volume di attività. Questo dimostrava che la visibilità ottenuta non era rimasta confinata ai social network, ma aveva prodotto effetti concreti anche sul piano aziendale.

In quegli anni iniziarono inoltre a invitarmi come ospite nei principali eventi dedicati al marketing e alla comunicazione digitale organizzati in Italia. Taffo era ormai diventata un caso di studio e io stesso avevo iniziato a essere considerato una figura di riferimento per chi voleva comprendere come fosse possibile innovare la comunicazione in un settore così delicato e tradizionale.

Per un certo periodo mi trovai quindi a raccontare quell’esperienza davanti a professionisti, aziende e addetti ai lavori, spiegando il percorso che avevamo seguito e le ragioni che avevano portato Taffo a scegliere un linguaggio completamente diverso rispetto al resto del mercato.

Poi, nel tempo, molte cose sono cambiate. Ma questa è un’altra storia, che racconterò a tempo debito.

Quell’esperienza mi ha insegnato una lezione importante: una buona comunicazione non serve soltanto a ottenere visibilità, condivisioni o interazioni. Se costruita con coerenza, autenticità e una forte identità, può aumentare la fiducia delle persone, rendere un marchio più memorabile e contribuire concretamente alla crescita di un’azienda.

Una riflessione personale

Rivedere oggi quella vecchia intervista mi ha fatto tornare in mente tantissimi episodi che non ho mai raccontato pubblicamente.

In questi anni sono successe molte cose: vicende legate all’utilizzo del brand, persone che hanno cercato di appropriarsi delle nostre idee e situazioni che mi hanno fatto riflettere profondamente sul valore della creatività, della comunicazione e dell’identità di un marchio.

Sono esperienze che hanno segnato il percorso di Taffo e anche il mio, sia dal punto di vista professionale sia da quello personale. Alcune hanno portato grandi soddisfazioni, altre sono state molto più complesse da affrontare.

Ci sarebbe davvero tanto da raccontare, ma non era questo lo scopo di questo articolo.

Oggi volevo semplicemente spiegare come è nata una comunicazione che, nel bene e nel male, ha contribuito a cambiare il modo di raccontare il settore funerario in Italia e a trasformare Taffo in un marchio riconoscibile ben oltre il territorio in cui operava.

Dietro quel percorso, però, ci sono molti episodi, scelte e passaggi che meritano di essere raccontati con il giusto spazio.

Se l’argomento vi interesserà, in futuro vi racconterò anche tutto quello che è successo dietro le quinte in questi anni.

A presto.

Di Giacomo Taffo

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